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Scritto da Super User salvo
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L'ex pilota spara "a zero" contro tutto e tutti

Antony West, il 40enne (ex) pilota australiano sospeso per doping nel settembre 2018 e sempre con il colpo in canna, è tornato a gettare un pietrone sulla MotoGP accusando la FIM di aver aiutato tecnicamente sia Rossi che Marquez favorendoli così nelle loro vittorie e nelle loro carriere. West dice, papale papale, che: “hanno barato per far vincere Rossi e Marquez”. L’italiano 9 volte iridato avrebbe vinto nel campionato 500 “grazie a delle gomme speciali fabbricate per lui espressamente…”. Lo spagnolo 8 volte iridato ha vinto “un campionato in Moto2 con una centralina ECU truccata”. West conclude: “Tutto quello che vedete (in MotoGP e nel Motomondiale ndr) è falso e controllato. Non credete a quello che vedete. Loro controllano chi vince e chi no”. Detta così e, se davvero fosse questo il Motomondiale e più in generale il mondo delle corse, meglio chiudere baracca e burattini e l’ultimo spenga la luce. Antony West è stato un bel manico, la classica promessa mancata. Forte, fortissimo in pista, quanto debole, e peggio, fuori. Si è gestito male, malissimo come corridore e poi si è infilato in un ginepraio da dove pare non esserne uscito. L’essersi sentito messo all’angolo e usato come capro espiatorio evidentemente lo ha portato fuori dal seminato. Cos’è questa ultima sparata anti FIM e dintorni, se non una dichiarazione di guerra inutile che non serve né a lui né a nessun altro, tanto meno al motociclismo?

Auguriamo a West di poter uscire fuori dal suo tunnel personale (Antony ammette di essere senza soldi e in una situazione di grave crisi) e che sia proprio la FIM e il paddock (i piloti ex avversari compresi) a tendergli la mano, aiutandolo non solo sul piano economico. West è sul crinale ben oltre la crisi agonistica e quel mondo delle corse cui lui ha dato tutto se stesso non può voltargli le spalle, tanto meno spingerlo nel precipizio. Che dire nel merito delle accuse specifiche sui “favori” a Rossi e a Marquez? Chi sa, nel paddock e fuori, parli. Ma con le carte in mano, non con i bla-bla, per fare chiarezza – se si può – non per gettare altra benzina sul fuoco rinfocolando storie trite e ritrite. Il motociclismo, a livello di Motomondiale, non è il convento delle “carmelitane scalze” ma uno sport complesso dove ruotano interessi anche economici assai rilevanti e dove per raggiungere il risultato si può anche andare … fuori dalle regole. Che significa “fuori legge”, non solo sul piano dei regolamenti FIM e delle regole sportive. Il grande sport cosiddetto “professionistico” – in tutte le discipline – nella logica sempre più esasperata dello show-business è anche terreno fertile per il malaffare e di chi intende utilizzare strumenti e situazioni illecite pur di ottenere i propri fini. Nel motociclismo gli “aiutini” ci sono sempre stati, in forme di regolamenti o altro: ciò ha premiato alcuni e punito altri. Ma ciò alla fine non ha mutato i valori in campo, nel senso che i più veloci e più completi e in generale più competitivi, vincono più gare e campionati. Le eccezioni? Ci sono ma confermano la regola. Oggi come ieri. Chi può dire oggettivamente che i risultati ottenuti fin qui in carriera da Rossi e da Marquez (o da altri piloti super titolati) siano il frutto di “spinte”, aiutini e addirittura imbrogli e non il frutto del loro talento, del loro manico, della loro capacità di gestione in pista e fuori?

 via motoblog

 
 
 

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